riflessioni, emozioni, pensieri
Tanto mi ha dato questo spazio. Più di quanto credevo. Una valvola di sfogo comunicativa. Un ponte che mi ha permesso di esternare il bruciore che avevo dentro. Farmi ascoltare da chi ne aveva voglia. Sono successe tante cose in questi sei mesi. Roba da non crederci. Ci sono state vite che sono cambiate, ed altre che sono state cambiate in funzione di altre. Sono stato un testimone, per molti versi. Da certi punti di vista. Di alcune situazioni. Che mi hanno coinvolto, e non poco.
Ho capito molte cose. Ho riflettuto. Mi sono preso del tempo solo per me. E alla fine sono giunto a delle conclusioni. Queste c'erano già, sin dal principio, sin da gennaio. Solo che toccava a me scoprirle e renderle reali. Consapevoli. Ecco. Raggiungere la consapevolezza di qualcosa.
La solitudine. Appartiene a tutti. C'è chi ci si crogiuola, c'è chi la disprezza. C'è chi la accetta. La solitudine fa parte della vita, che lo si voglia o no. Nasci e muori solo. E alla fine la vita è la tua. Appartiene a te. E' la tua vita e non la devi far manipolare da nessuno. Questa solitudine NON è uno stato d'animo, ma una prerogativa dell'essere. Poi c'è un altro tipo di solitudine, che E' uno stato d'animo. Che appare e scompare senza che tu possa impedirglielo. Quella solitudine che tutti vorrebbero rifiutare. Quella solitudine che è tipica, l'ho letto da qualche parte, prerogativa di un leader. Che decide, responsabile delle proprie scelte. Quella solitudine che certi giorni ti divora e ti induce a riflettere e a guardare il bicchiere non mezzo vuoto, ma totalmente vuoto.
L'amore. Rimango delle mie idee sull'amore. Ma anche qui mi ritrovo solo, o poco tra pochi che hanno le mie stesse convinzioni. Man mano che passa il tempo osservo, da testimone, il disfarsi dell'amore sotto il peso dell'essere umano. E io ho amato. Ho amato fino alla follia. E tutto questo mio amore, forse espresso in maniera sbagliata (cioè manifestatamente), mi ha portato a credere che bisogna nasconderlo, non esprimerlo pienamente, tenerne una parte per sé, senza mai rivelarla. L'amore ti frega, in un modo o nell'altro. Se lo esterni raggiungi il limite dell'annientamento, dell'annullamento. Un amore così grande che ti riduce ad un puntino miserrimo. Lo si deve nascondere, un gran pezzo lo si deve celare per non far credere all'altra persona che sei solo un povero sentimentale da strapazzo. Come la sofferenza, sempre per amore. La si deve nascondere davanti all'altro/a. Mai far vedere alla persona che ami che stai soffrendo per lei. Perdi punti, rispetto, dignità. Davvero, vorrei poter credere che il mio primo vero amore è stato memorabile, ma mi accorgo che la sofferenza di questi mesi è stata generata soprattutto da questo: l'illusione di voler credere a tutti i costi nella memorabilità di questo mio amore. E invece, nei momenti di pura e lucida riflessione, capisco. Capisco che io sono io e l'altra è l'altra. Capisco che io ho vissuto certe cose in un determinato modo e lei le ha vissute in un altro. Capisco che io ho faticato a dimenticarla, a cancellarla, mentre lei ha subito smagnetizzato il suo passato e con lui, me. Soprattutto me. Non sono stato memorabile per lei. Anche per mie colpe. Ed è questo il rammarico più grande: il fatto che lei sia giunta nel momento sbagliato, che sia stata solo un mezzo per farmi comprendere certe cose. E poi tante bruciature, a seguire... mese dopo mese, ha ridotto il mio pensiero in frammenti minuscoli di cartaccia fino a farli scomparire, con le sue azioni. E io mi sono ritrovato ad essere consapevole di non essere stato un amore memorabile, di non essere stato amato come avrei voluto, di non essere stato per molte cose mai capito. C'era solo e sempre lei. E di tutti i miei problemi, di tutti i miei fantasmi, a lei non gliene importava nulla. Non c'è stato molto per me, da parte sua, in questa storia. A differenza di questa sua nuova storia, di cui davvero preferisco omettere i dettagli per rispetto. Eppure... eppure? eppure l'ho amata al di sopra delle mie possibilità, valicando confini che credevo impossibili, e continuerò a volerle sempre bene, anche se non la perdonerò mai. Continuerò ad essere felice per la sua felicità, ma non la perdonerò mai. Non ci riesco. Mi ha fatto troppo, e troppo è un eufemismo, male per poterla perdonare. Lei per me rimarrà sempre una macchia, che talvolta si colora di un bianco stupendamente luminoso, ma che per la maggior parte è ricoperta di nero. Nero come l'oblio, la dimenticanza, la cancellazione, il male, il dolore. Ho scritto un romanzo, surreale, onirico, da leggersi come fosse un sogno continuo e ininterrotto, come è l'amore, forse. Un romanzo che non verrà mai pubblicato, ma che mi ha aiutato ad esorcizzare il mio buio. Io e lei, e il resto, contorno. Le voglio bene, ma non la perdonerò mai. Cado in contraddizione? è difficile per me da spiegare, probabilmente solo pochi di voi capiranno. Ma io so. So quello che sento dentro e pochi, davvero in pochissimi, potranno comprendere questa mia contraddittorietà.
Delle volte mi sento come Charlie Brown. Ho i miei fantasmi, come tutti d'altronde, ma i miei sembrano sempre ricadere in categorie inferiori per certe persone. Non per me, certo. Ci mancherebbe altro. Ma io li conosco già i miei fantasmi e poi si ritornerebbe a parlare di quel secondo tipo di solitudine, di cui sopra.
Il tempo stringe. Sarà un'estate lunga e difficile, ricca di dejù-vu. Spesso colgo gli stessi odori e gli stessi sapori di un altro tempo. Quel tempo in cui negli occhi avevo una luce diversa. Non che adesso ci sia del buio, c'è solo un'altra luce, differente, più opaca forse, in attesa di essere rischiarata da un altro volto. Consapevole della mia maturazione, di quel certo percorso che sto attraversando, della vita che è appena all'inizio e che se non cadesse spesso in estremi bassi psichici, sarebbe all'insegna dell'ottimismo. Consapevole che la prossima volta mi andrà meglio, perché il fondo l'ho già toccato. Nella speranza, sempre, un giorno, di riuscire a trovare, a raggiungere, quello che cerco. Quell'elemento di completezza, che mi manca terribilmente. Uno si fa una ragione e continua perciò a vivere, ma lo si legge negli occhi quando manca qualcosa. Quel qualcosa che vendicherà il mio tempo perso. Che mi darà quello che cerco e che non mi è mai stato dato.
Questo spazio chiude. Niente più parole su questo scorcio di rete. Ma non verrà cancellato. Rimarrà come un'impronta. Che come ogni impronta, col tempo, passa e svanisce. E col tempo, svanirà anche questo spazio. Da qui, almeno. Rimarrà nelle storie di chi mi ha letto. E nella mia, di storia.
Ringrazio e abbraccio i blogger che mi hanno scritto. In particolare Carol, che mi è stata così vicina da farmi sembrare che fosse qui accanto a me. E le sue parole mi hanno dato calore. E non potrò mai ringraziarla abbastanza per la comprensione. Posso solo abbracciarti affettuosamente alla distanza, come un brindisi festeggiato da due capitavola, e tornare ogni tanto sul tuo diario personale a scoprire che esisti, che ci sei, e che sei felice.
Hasta la vista, companeros!
Certe volte vorrei ricominciare tutto daccapo. Dall'inizio. Da quando dovevo ancora nascere. Consapevole. Di ciò a cui andrò incontro. Per non perdermi, almeno. Destinato a nascere, non sono stato avvisato delle controindicazioni. Pensieri notturni. La malinconia d'un bacio rubato e sfuggente, sfuggevole. E poi nulla più. Occhi di mare resteranno lì e non saranno miei. L'ennesima caduta. L'ennesimo "tirarsi su e andare avanti". Sì. Vorrei ricominciare daccapo per non incontrare più certe persone e per fidarmi subito di altre. Per cambiare ciò che non può cambiare. Anche me stesso, sì. Dare la precedenza a cose che non dipendono da altre persone. Ma la vita è bella anche per questo, no? Ricca di imprevisti e di cose che non si possono sapere. Ma io vorrei ricominciare ugualmente. Perchè il tempo scorre e questo mio romanzo personale non è che mi piaccia più di tanto.
Se il karma davvero esiste, nella vita precedente dovevo essere un gran figlio di puttana.
Cado. Mi rialzo. E vado avanti. Di nuovo.
conclusione di un periodo, conclusione di un dolore (la sua parte più grande), conclusione di un addio che mai c'è stato e mai ci sarà, conclusione di un pezzo di vita, uno dei più intensi, e ora rombo in quinta su questa strada ritrovata.
Io e te ne abbiam vista qualcuna - vissuta qualcuna
ed abbiamo capito per bene - il termine insieme
mentre il sole alle spalle pian piano va giù
e quel sole vorresti non essere tu
e così hai ripreso a fumare - a darti da fare
è andata come doveva - come poteva
quante briciole restano dietro di noi
o brindiamo alla nostra o brindiamo a chi vuoi
l'amore conta
l'amore conta
conosci un altro modo
per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o se poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l'amore conta
io e te ci siam tolti le voglie
ognuno i suoi sbagli
è un peccato per quelle promesse
oneste ma grosse
ci si sceglie per farselo un pò in compagnia
questo viaggio in cui non si ripassa dal via
l'amore conta - l'amore conta
e conta gli anni a chi non è mai stato pronto
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
grazie per il tempo pieno
grazie per la te più vera
grazie per i denti stretti
i difetti
per le botte d'allegria
per la nostra fantasia
l'amore conta
l'amore conta
conosci un altro modo per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o se poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l'amore conta
l'amore conta
per quanto tiri sai
che la coperta è corta
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
l'amore conta
Un anno fa, ieri di un anno fa, te ne andasti per sempre. Hai lasciato un vuoto difficile da colmare. Tenevi unita tutta la famiglia, e il Natale ha avuto quella magia solo grazie a te.
Te ne andasti dopo aver sofferto. Tanto. Così tanto che quando sei spirata, le lacrime (interiori/esteriori) si sono mischiate ad un sospiro di sollievo. Avevi finito di soffrire. Sei stata l'ennesima testimonianza che questa vita è ingiusta. La persona più corretta che conoscevo, che ha vissuto in pace tutta la sua vita, senza mai far male ad una mosca e te ne sei andata soffrendo le pene dell'inferno, per colpa di un tarlo che ti mangiava il fegato. Non era giusto che te ne andassi così. Hai lasciato il palcoscenico su un lettino, senza poter decidere più quale fosse l'ultimo sole che avessi visto. Il tuo volto stremato, il tuo corpo forte piegato, e poi l'ultimo sospiro.
La drammaticità del rito cattolico. La bara. Rumori di trivelle, chiodi che si assestavano, in quella stanza chiusa. Il rumore della morte è un chiodo che si assesta. Dentro la bara, per sempre. Nella tomba, per sempre. Chiuso.
Dalla Chiesa ci siamo diretti verso il cimitero, portando in alto (i tuoi amati sei nipoti) le corone e i cuscini, seguendo il carro funebre che ti portava. Una lunga camminata, il trionfo in memoria della tua vita.
Un anno...
Quanto passa presto un anno.
Ma il tuo ricordo rimarrà indelebile, per sempre.
Ciao, Nonna...
Eccomi, dopo tanto tempo... tempo impiegato bene... tempo impiegato pienamente... rubo questo angolo di tempo libero per scrivere due righe... la vita urla e non posso farla attendere, non più... Scriverò di meno su questo spazio perchè la vena della ferita si sta esaurendo, e anche perché correrei il rischio di ripetermi... niente muore, il tempo non lenisce alcun dolore, le sensazioni riposano, ma la concezione di certe cose mi è più chiara. Occhi aperti, occhi nuovi. Un "io" nuovo da aggiungere al percorso di maturazione. Ho ritrovato la strada... non so se è quella giusta, ma le premesse dicono bene... ci saranno i soliti intoppi, già lo so, ma ho occhi nuovi per affrontarli...
per chi è a Roma, domenica 13 maggio ore 20.45 al teatro s.chiara al casaletto, sito in via del casaletto, 691 spettacolo dell'Ass.Cult.Cinem'Art "CINEMONOLOGANDO". Siate numerosi!
Ho vissuto un artificio...
...che è finito in fuochi artificiali.
Questa canzone mi ha parlato al cuore più volte. In poche parole riesce ad esprimere sentimenti universali. Riesce a farmi sorridere e piangere allo stesso tempo. E mai, come all'inizio di quest'anno, è stata più appropriata e fedele compagna.
Quando tutte le parole
sai che non ti servon più
quando rubi il tuo coraggio
per non startene laggiù
quando tiri in mezzo Dio,
o il destino o chissachè
che nessuno te lo spiega
perchè sia successo a te
quando tira un pò di vento
che ci si rialza un pò
che la vita è un pò più forte
del tuo dirle "grazie no"
quando sembra tutto fermo,
la tua ruota girerà
sopra il giorno di dolore che uno ha
Tu ru ru
Tu ru ru
Tu ru ru ru ru
Tu ru ru
Tu ru ru
Tu ru ru ru
Quando indietro non si torna,
quando l'hai capito che
che la vita non è giusta come la vorresti te
quando farsi una ragione
vorrà dire vivere
te l'han detto tutti quanti
che per loro è facile
quando batte un pò di sole
dove ci contavi un pò
e la vita è un pò più forte
del tuo dirle "ancora no"
quando la ferita brucia la tua pelle si farà
sopra il giorno di dolore che uno ha
Tu ru ru
Tu ru ru
Tu ru ru ru ru
Tu ru ru
Tu ru ru
Tu ru ru ru ru
Tu ru ru
Tu ru ru
Tu ru ru ru ru
Tu ru ru
Tu ru ru
Tu ru ru ru ru
Quando il cuore senza un pezzo il suo ritmo prenderà
quando l'aria che fa il giro i tuoi polmoni beccherà
quando questa merda intorno
sempre merda resterà
riconoscerai l'odore
perchè questa è la realtà
quando la tua sveglia suona e tu ti chiederai che or'è
che la vita è sempre forte molto più che facile
quando sposti appena il piede il tuo tempo crescerà
sopra il giorno di dolore che uno ha
Tu ru ru
Tu ru ru
Tu ru ru ru ru
Tu ru ru
Tu ru ru
Tu ru ru ru ru
(L. Ligabue)
Ventidue anni fa. Verso le due di notte. Scassai le balle di notte, ebbene sì.
Ventidue anni... spesi non alla grandissima, ad essere sinceri...
Anche i ventuno anni sono passati. Belli, anche nella bruttezza. Vissuti, quello sì. Nella gioia e nel dolore. Qualcosa si è plasmato, qualcos'altro si è rotto, qualcos'altro ancora è nato e morto nel giro di un'illusione.
Anche oggi sono andato al mare. Per vedere se c'era ancora. L'infinito. Se tutto il mondo non fosse in realtà chiuso in una bollente bolla di sapone che è questa città. C'era. L'infinito. Ancora lì. C'è qualcosa di più, oltre...
La musica mi ha parlato... dalla radio sono provenute le musiche che coincidevano perfettamente con i miei pensieri. Rispondevano, ecco.
Una piccola nota di dispiacere ha tentato di macchiare questo giorno, ma gliel'ho impedito. Ora, davvero, basta. Da domani magari si ricomincia, ma oggi no.
Ventidue anni e tutta la vita davanti.
Ventidue anni e tutta la vita dietro. Che è meglio non voltarsi alle spalle.
Grazie, Carol... sei stata la prima. E grazie a tutti quelli che mi hanno rivolto un pensiero. Anche dalle piccole cose si distinguono le persone importanti, quelle che ci sono sempre e comunque. Compagni di viaggio senza il bisogno di nessuna maschera. Quindi, grazie a voi, e grazie a chi mi ha sopportato in tutti questi anni, brinderò anche a voi, che arricchite la vita e la rendete sopportabile.
E tanti auguri a me...
Il rancore è una belva, che cresce dentro il corpo e pian piano, si espande e si nutre delle viscere. Il rancore, a lungo andare, ti uccide. Sentirsi preso in giro, ancora, dopo tanto tempo, una ferita che non si rimargina. "Quando vedo una coppia che si bacia, mi viene il voltastomaco", una bugia per allontanarmi, o per rassicurarmi. Un'ipocrisia. Mi sono fatto in sedici per te (chissà se sai l'esistenza di questo spazio, forse sì) fino ad annientarmi (errare è umano, perseverare è diabolico, non lo farò più), ti ho creduto anche quando non c'erano i presupposti per fidarmi di te. Hai scelto l'America quando ti è stata data l'opportunità, e ora che stai con lui, prima di sapere se ti avessero accettato o meno, alla mia domanda: "ora che faresti?", tu hai risposto: "non lo so. vivo giorno per giorno". Quanto mi ha ferito quel dubbio, tu non puoi neanche immaginare. Non lo so. Vivo giorno per giorno. Sette lance affilate, due allo sterno, tre allo stomaco, una in mezzo agli occhi, l'ultima, la più grossa, dritta dritta nel cuore. Che cosa ho vissuto? Che cosa ho creduto di vivere? A quel tempo non vivevi giorno per giorno? Oppure quella era solo una balla allo stesso livello di "Quando vedo una coppia che si bacia, mi viene il voltastomaco"? Un mese. Un mese di tempo ci hai messo ad innamorarti di un altro uomo. Un cazzo di mese striminzito. Quanto ho dovuto aspettare io prima di sentirmi dire "ti amo"? Quanto? Quanto ho aspettato prima di uscire allo scoperto? La mia prima storia d'amore... in queste due settimane ti ho fatto uno squillo, ti ho mandato un messaggio... non mi hai mai risposto. Le ultime volte che mi hai contattato sono state quando avevi paura. Forse, a ben vedere, da quando sei partita ti sei fatta sentire da me SOLAMENTE quando avevi paura. Non rimpiango te, rimpiango lo stato d'animo che avevo un anno fa. Non rimpiango il tuo amore, rimpiango l'amore. Quell'amore che devo ancora vivere. Quell'amore che ora stai dando a lui, senza America, senza voglia di fuggire, di andartene. Credo che la nostra sia stata una storia vera per i primi cinque-sei mesi, poi è andata degenerando. E come dice Ligabue, "ad ognuno i suoi sbagli". Mi hai sopportato anche tu, in fondo, hai sopportato la mia fragilità che non mi dava i caratteri del Maschio (ma quelli dell'Uomo, diversi per ogni uomo, sì), hai sopportato la mia più grande Mancanza, e la mia inesperienza. Col tempo, divorato dall'amore, solo per paura, la paura di perderti, mi sono lentamente annullato fino a diventare invisibile, e tu hai visto sciogliermi finché non te ne sei andata. Lì. Proprio lì. Da lui. Coincidenza? Le coincidenze avvengono quando due gemelli separati dalla nascita si rincontrano dopo vent'anni. Questa sa più di piano regolatore.
Ma non te ne voglio. Sai... il fatto che non ti fai più sentire da me vuol dire che adesso non hai più paura. Che ora sei finalmente felice, e ti sei buttata alle spalle l'orrore che mi hai raccontato e che io ho tentato di dissipare in ogni modo. Sono felice per te. Ma questo non esula dal fatto che con me ti sei comportata male. Hai fatto benissimo a partire, ma in fin dei conti sono stanco di capire le ragioni degli altri e di essere testimone della felicità altrui... hai fatto bene, ma ti sei comportata male... con me... ho pensato anche di essere stata sempre una seconda scelta... ma devo continuare a sopravvivere, e ammansire il rancore, quindi non lo penso. E' solo la risata birichina di un picchiatello che saltella dentro la mia testa. E' solo la congettura di un riflusso dettato dal tuo silenzio. E sia chiaro, la mia delusione scaturisce dal fatto che tu sei anche una persona, e sei stata importante, perché nel bene o nel male sei stata mia compagna di viaggio nel mio percorso di crescita e maturazione. Ma non posso considerare importante una persona che non mi ritiene altrettanto importante. Basta squilibri nella mia vita. Basta.
Dovevo sfogare tutto questo, prima che il rancore mi addentasse allo stomaco già ridotto ad una nocciolina. Il tuo silenzio fa male. La tua invisibilità. Il tuo opportunismo, in senso innocente, anche. Molti si sono congratulati con te, tante pacche sulle spalle, eccetera eccetera... molti pensano che tu sia stata coraggiosa a lasciare tutto e ad andartene lì, in quel piccolo staterello che non ha nulla a che vedere con gli States, dove c'era lui, il tuo nuovo uomo, e anche tu lo pensi in cuor tuo. Io no. Non lo credo. Ma questi sono fatti e pensieri miei. Non ti perdonerò mai per il dolore che mi hai arrecato, per quelle illusioni dei primi di gennaio "Se non dovessimo tornare insieme...", come se dovessimo farlo, prima o poi. E chissà se non saresti andata, mi avresti ri-accettato con rassegnazione, sarei pesato come una seconda scelta, come tutte le seconde scelte, inconsapevole dello sgarbo. Ma l'uomo è un predatore che pensa solo a se stesso. E la vita è fatta così. Anche di silenzi non voluti. Di indifferenza, che è peggio dell'odio... di delusioni da parte di persone che credevi importanti. E invece il mondo ruota sempre attorno ad una persona. Che sia tu o un altro. Quello che sto attraversando è solo un riflusso del grande dolore che ho provato nel trimestre gennaio-marzo, un rimosso che torna a galla spietato e crudele, forse inevitabile, quel dolore che scaturisce da ogni abbandono... ma non permetterò a quel fresco passato, duro come pietra, di scalfire la mia volontà di continuare a camminare, non gli permetterò di distruggere l'amore che voglio vivere, gli impedirò con tutte le mie forze di farmi rinchiudere in una campana di vetro, dentro la quale posso vivere senza essere ferito, come "vivono" i morti.
E non ti odierò... non l'ho mai fatto... risponderò al tuo silenzio con altro silenzio, e Dio solo sa quanto mi dispiace. Ma ho speso troppo tempo a calpestare il mio orgoglio e la mia dignità, e non voglio più farlo. Chi mi ama mi segua, come dice il profeta. E questo varrà per tutti. Chi mi ama mi segua.
Mi sono sempre sentito straniero in terra straniera e mi ci sentirò sempre, credo. Ma ho attraversato le tue terre come un vagabondo estasiato, e nonostante l'incomprensione di qualche momento, mi sono sentito per la prima volta a casa. Questo serve a me, non a te. Tu hai trovato l'uomo che ti renderà felice, e per farlo hai seminato lutti e lacrime dietro di te, ma è il prezzo da pagare, credo, per ogni cosa che si vuole. Ho creduto nelle tue parole fino all'ultimo giorno, ed è stato uno sbaglio. Ad un certo punto avrei dovuto fermarmi. Ed ora, una sera di fine marzo, proprio il giorno che ci siamo baciati per la prima volta, solo un anno dopo, l'anniversario fantasma, ora che è passato il periodo in cui ti rivolevo con me, rimangono le ferite, rimangono le cicatrici, e scorrono talvolta muti talvolta vivi i ricordi belli e i ricordi brutti. Non ti fai più sentire, stai cancellando le impronte di un rapporto che forse non t'interessa preservare... me ne farò una ragione.
Resta solo, e questo per sempre, che ti voglio bene per il semplice fatto che ti voglio bene.
Questo blog mi sembra un cimitero... i post sono le sue lapidi... passo in rassegna queste giornate come le cronache di un mondo estraneo, quando in realtà sono io ad essere l'estraneo, sono io lo straniero... un vagabondo errante smarritosi per seguire una galassia tentatrice... scorro come le pagine di un libro queste emozioni sempre uguali, tendenti al grigio-scuro, con qualche spiraglio di luce opaca qua e là... inciampo nella monotonia di un suono sempre uguale a se stesso e giro in tondo ad una fontana zampillante acqua sporca come una giostra che non si spegne mai... dovrei assentarmi un po' da questo blog, ma non so se ci riuscirò... probabilmente no... scrivere è un esercizio che va mantenuto sempre... scrivere per gli altri (oltre che, ovviamente, per me stesso) è uno dei più belli circoli viziosi che possano esistere...
E comunque tutto quello che ho scritto è la vita, merda e cioccolato difficili da distinguere singolarmente, oro affossato nella melma, bianco e nero avvolti in una spirale che si ripete sempre. Il serpente sibilante che addenta la propria coda.
Fa tutto parte del gioco.
Un bel gioco del cazzo... ma pur sempre un gioco.